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Parlare delle persone che ci piacciono e che attirano la nostra attenzione lo abbiamo pensato come un gesto dovuto. 

Non a caso abbiamo chiamato questa rubrica ‘People have the power’, perché è proprio del potere che si nasconde nelle persone che vogliamo raccontarvi. 

E se per qualcuno vale il detto ‘dimmi con chi vai e ti dirò chi sei’, essere un po’ le persone di cui ci circondiamo, che incontriamo, per caso, sulla nostra via o quelle che ci siamo scelti o quelle che sanno catturare la nostra curiosità, ci riempie il cuore d’orgoglio. 

 

Oggi vi presentiamo Clarissa e lo faremo a modo nostro sia chiaro. Un po’ sconnessi e traballanti, come è il nostro essere.

Partiamo col dire che ce l’eravamo immaginata un po’ diversa la nostra chiacchierata, ma la vita reale, fatta di impegni, figli e imprevisti sul percorso ci ha cambiato le carte in tavola e allora, al posto del tè fumante con i biscotti caldi, abbiamo acceso i computer, preso quei chilometri che ci dividevano e mescolandoli ad una buona connessione siamo comunque riusciti a fare la magia.

 

Parlare con Clarissa è tranquillità e speriamo di riuscire a trasmettervi le stesse vibrazioni.

 

 

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Quale domanda vorresti che ti facessimo?

‘ride’

Uh, così? Un’auto domanda, fammici pensare…penso che potrebbe essere “perché hai lasciato il lavoro fisso per una cosa del genere?”. 

 

 

 

Clarissa abbandona il suo lavoro di truccatrice nel 2017, quindi non può avvalersi della scusante COVID per giustificare questo gesto, che agli occhi di molti può sembrare un atto di pazzia. Ci racconta di come in realtà, ad un certo punto, si fosse accorta di quanto quel lavoro le stesse rubando l’anima. A quei tempi aveva un’idea campata in aria che le girava in testa e senza pensarci troppo decise di seguirla.

Voleva produrre matrici. Peccato non avesse nulla a disposizione e la partenza fu così rudimentale che si trovò a sostituire la forza del torchio con il peso della macchina a schiacciare una lastra di linoleum.

Quel pensiero strampalato, però, alla fine funzionò. Anche se lei ci tiene a precisare che l’importanza di essersi saputa ascoltare ha vinto su tutto, indipendentemente dal risultato.

 

Credo che l’importante sia capire QUELLO CHE NON VUOI FARE.

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Che emozione provi quando fai nascere una matrice?

 

E’ la mia preghiera!

 

 

Il mondo da qualche tempo a questa parte a preso ad andare sempre più veloce e lei ci racconta di come seguire quei ritmi e quelle direzioni che non sempre combaciano con i suoi pensieri, le risulti stancante. Ecco che l’entrare nel suo Laboratorio e dedicarsi alla sua Passione ( lei stessa l’ha descritta così, specificando che prende talmente tanto della sua persona che chiamarla solo lavoro sarebbe riduttivo ) è come rendersi conto di poter staccare. In quei momenti lei si dedica solamente a quello che sente nella maniera più profonda. Ci racconta di come vorrebbe che quella sensazione penetrasse nel pezzo finito che ha tra le mani. Vorrebbe passare quella lentezza, di cui tutti abbiamo bisogno. Un pezzo di artigianato ha bisogno del suo tempo per nascere. Fa un parallelismo con le piante. Tutte le cose naturali richiedono il loro tempo, non è detto che diano frutti, ma allo stesso tempo hanno compiuto un percorso. Ed è proprio quel lasso di tempo che lei vorrebbe catturare e tramettere.

 

Perché proprio le erbe?

Preferisco le erbe per la loro umiltà. Sono piccole e discrete, ma nascondono un potenziale enorme.

Ci racconta di come tutto arrivi dal passato, dal legame con i suoi nonni che la portavano a passeggiare nei prati. Quella nonna volontaria al Rifugio Zugna, che in cucina preparava meravigliosi gnocchi alle ortiche. E’ proprio durante il racconto dei mazzi d’ortiche raccolti tentando di non urticarsi le mani, che ci spiega di come ad un tratto subentrò anche per lei il bisogno di trovare una propria identità. Staccare da tutto quello che era stata fino a li per ribellarsi andando in cerca della donna che sarebbe diventata.

E’ in quel momento che si allontana da quel mondo che poi sarebbe tornato ad essere la sua medicina.

Quando ristabilisce l’equilibrio, scavando dentro di sé ritrova quel fagotto caldo di cose belle e riscopre la sua natura. E’ qui che riprende in mano i libri e inizia a studiare quelle piante abbandonate tempo prima.

Ritornano così le passeggiate nei prati, il sedersi all’ombra di un albero con il libro che parla delle piante officinali sulle ginocchia e gli assaggi.

 

Arriva anche qualcosa di inaspettato nella sua vita, qualcosa che non può fare finta di non vedere perché è parte di lei. Un campanello dall’allarme lanciato dal suo corpo che la porta a studiare anche le piante alimurgiche.

Clarissa è a casa e  quindi ha il tempo di studiare ed esplorare decidendo di andare a fondo e capire come facevano i colori nel passato. Un passo ulteriore che la porterà a tingere con le erbe.
 

 

Che significato ha una matrice per te?

 

Di base è il modo di fermare un’idea, un concetto.

 

Ci racconta di come nella sua visione, una matrice sia il modo più semplice di far arrivare la stessa cosa a tante persone. Un timbro non è fine a sé stesso come un quadro. Il bello della riproducibilità su vasta scala. Idee che girano dando vita a connessioni che ha loro volta ne generano altre.

 

 


 

 

I tuoi prodotti sono green, come vengono recepiti?

 

Direi che si notano delle differenze tra vendita online e vendita al dettaglio.

 

Ci spiega come le fiere ed i mercati abbiano un pubblico misto, fatto di gente preparata e motivata e di altra meno propensa a riconoscere l’importanza dell’articolo in questione. Forse il web in questo caso, ci spiega, essere più consapevole. Su internet le persone scelgono cosa cercare.

Purtroppo, ancora oggi, l’importanza dell’eco sostenibilità di un prodotto non sempre viene riconosciuta. Online si ha la possibilità di raccontare i propri processi produttivi, ci spiega, e probabilmente questo permette all’interlocutore di capire a fondo il lavoro, così da potersene innamorare. Sulla bancarella trovano un lavoro finito che probabilmente, non potendosi raccontare, tocca meno corde emozionali. 

 

L’attenzione e la cura che servono ai miei capi non rientrano nella modalità ‘fast fashion’.

 

Ci parla di come anche un semplice lavaggio a 40 grandi possa diventare un deterrente nell’epoca di una moda veloce. Una piccola percentuale sa dare il giusto riconoscimento alle cose, ma rimane ancora molta gente da educare verso certi valori.

 

La gente non ha termini di paragone con la qualità. Le piccole aziende chiudono o crescono e seguono il mercato. Bisogna ridare un paragone corretto.

Loro ignorano, ma è nostro il compito di fargli sapere che c’è un altro mondo

 

 

Un si e un no del lavoro di un artigiano?

 

La libertà!

 

Essere il capo di se stessi sembra il sogno di chiunque, ma Clarissa ci spiega come non sia tutto oro quello che luccica. Il termine libertà in questo caso va a pari passo con il termine responsabilità.

Ci parla di come i conti debbano quadrare, dell’importanza di avere una manciata di piani B a portata di mano. Ci vuole buon senso dell’organizzazione e la coscienza che i pensieri saranno costanti.

C’è ancora della magia in giro?

 

Assolutamente si!

 

Le si illuminano gli occhi, siamo riusciti a vederlo anche dallo schermo.

 

In tutti i modi in cui tu possa classificarla, anche quando non ci credi, ma la domanda è: “ la gente vuole ancora vederla?” “ Vuole tenere aperti gli occhi?”

La vera magia sta proprio nel decidere di fermarsi e guardare, perché sta dappertutto. Assolutamente c’è!

 

Per lei è fondamentale riuscire a fermare il momento. Ad un tratto ci ha spiegato che questa vita la fa sentire o troppo avanti o troppo indietro e noi siamo assolutamente d’accordo con lei. Ecco perché produce matrici, cose statiche che riescono a fermare gli attimi. Durante quest’intervista ci siamo ripetuti spesso quanto sia importante tornare ad imparare a ‘STARE’.

 

Come ultima domanda le abbiamo chiesto in quale pianta lei si identificasse e ci ha parlato dell’Equiseto, del Cardo e della Piantaggine. Un percorso di piante tra il prima e il dopo l’essere diventata mamma. Piante, come ci ha spiegato lei, dalla ‘struttura ossea’. La prima, composta al 90 % da silicio, è secca, non ha fiori, non ha foglie, è una pianta schematica legata, nell’astrologia, a Saturno ‘il grande castigatore’, colui che toglie il superfluo. Mentre la seconda, anch’essa ossea e spinosa, nasconde però un cuore morbido. E la Piantaggine, una pianta super umile e decisamente forte, che guarisce i tessuti ed è un potente lenitivo.

Insomma, a dirvi la verità, secondo noi le ama tutte, proprio come una mamma che sa moltiplicare il suo amore per i figli.

 

Clarissa produce matrici

Clarissa conosce le piante

Clarissa è mamma e compagna

Clarissa è una strega buona dei nostri tempi? Sì! 

E’ quel momento fermo che ognuno di noi farebbe bene a ricercare appena possibile.

 

Se volete conoscere i suoi lavori vi lasciamo il link alla sua pagina Instagram beklaprintmaking

 

Noi avremmo il piacere di avere presto in negozio due opere di Clarissa, che accompagneranno anche voi nei vostri acquisti. I nostri timbri per le tessere fedeltà saranno fatti da lei.